ALBERTO MELI


ALBERTO MELI
  • Data18-12-2014
  • Categoria

LA SENSIBILITÀ PER L'UOMO E LA NATURA

Alberto Meli, scultore bergamasco, scomparso nel 2003 all'età di 82 anni fu un artista riservato, partecipò raramente a mostre ed esposizioni, lavorò per collezionisti privati e per l’ambiente ecclesiale ma soprattutto per se stesso, per l'amore per l'arte e  la propria creatività, senza avere un obiettivo prettamente "commerciale" da perseguire. Collaborò con alcuni esponenti del Dadaismo quali Richter e Jean Harp traendone spunti di carattere formale, ma continuando comunque a seguire la propria linea espressiva.
Questo ed altri aspetti riguardanti Meli sono emersi dalla visita alla produzione scultorea dell'artista, durante la quale ho avuto il piacere d'essere accompagnata dalla Sig.ra Consuelo Gaini, nipote di Alberto Meli e dal presidente dell'Associazione Amici del Museo Sig .Mario Brigo. Di primo acchito pare quasi surreale che sia stato possibile radunare la maggior parte delle opere di uno scultore in un unico spazio fruibile dai visitatori. Probabilmente siamo abituati al fatto che opere di artisti più o meno noti si trovino sparse per vari musei del mondo e a volte in collezioni non cosi direttamente accessibili. Il Museo a lui dedicato venne inaugurato nel 2003 e da allora un pubblico numeroso si è avvicendato fra le sale alla scoperta delle opere dell'artista.

Le questioni affrontate in scultura da Meli riguardano massimamente la natura e l'uomo. La riflessione sulla tematica riguardante la sofferenza dell'uomo è ben rappresentata mediante una serie di disegni, sculture lignee e in marmo che rappresentano Cristo crocifisso (fig 1): in queste opere come in altre attinenti alla tematica sacra emerge una forte spiritualità e la capacità di essere compartecipe del drammatico destino del Redentore.
Questo è evidente anche nella mirabile Via Crucis realizzata per la chiesa parrocchiale di Luzzana. Il rituale della chiesa cattolica che ripercorre i momenti salienti del percorso di Cristo al Golgota è replicato con figure fuse in piombo dall'artista e che,a causa del materiale ritenuto eccessivamente pesante, furono rimosse e sostituite da copie in bronzo. Meli alternò l'elaborazione di opere figurative a quella di opere astratte che probabilmente gli  presentavano maggiori opportunità di applicazione della sua vena creativa. Una dimostrazione sono sculture attinenti alla sfera religiosa come Genesi (fig 2) del 1980-1985, Natività dello stesso periodo fino ad approdare alla serie della  Maternità dei primi anni '90. Il vincolo affettivo che lega la madre al figlio, ha inizio dal grembo materno che lo scultore pone in evidenza: il suo intento è quello di mostrare la vita in divenire allo spettatore rendendolo partecipe dei prodigi della natura. Il mondo degli animali e della natura sono sempre stati degni d'attenzione da parte di Meli, fondamentale l'attaccamento alla sua terra per la quale ha continuamente mostrato deferenza e così anche per gli animali.
In queste opere la componente fantasiosa  gioca un ruolo fondamentale: fagiani, capre, uccelli prendono forma attraverso l'impiego di materiali raccolti dallo scultore nelle valli circostanti, rami, tuberi la cui lavorazione dona loro forte spirito e vitalità. La sua primaria formazione dopo l'apprendistato presso lo studio di Gianni Remuzzi fu caratterizzata dall'acquisizione di nozioni accademiche grazie alla frequentazione, tra il 1947 e il 1953 dell'Accademia Carrara ed in particolare al contatto con il maestro ferrarese Achille  Funi.
Una serie di opere presenti nel percorso espositivo del Museo sono appunto dedicate alla scultura accademica. Le nozioni acquisite permettono all’artista di elaborare figure longilinee, per lo più di ragazzi adolescenti che appartengono alla tradizione storica locale, costituita dal lavoro nei campi come ad esempio Il Vignaiolo (fig 3) o il Serpaio (fig 4). Pur mantenendosi sempre legato al figurativo, Meli verso la fine degli anni '50, decide di sperimentare nuovi approcci formali ed è in questo frangente che ha inizio la sua collaborazione con il dadaista Hans Jean Harp. Il sodalizio artistico fra Alberto Meli e lo scultore francese durò dal 1956 al 1966, durante questi anni lo scultore bergamasco apprese i tratti stilistici essenziali delle sculture di Harp, forme organiche giocate sul contrasto tra pieni e vuoti evocatrici di forme naturali. Ne sono esempi sculture come Cavallo (fig 5), realizzata tra il 1958 e 1952 e  Ratto delle Sabine (fig 6) del medesimo periodo.
Dopo la parentesi svizzera, Meli fa ritorno in Italia e qui continua la sua ricerca stilistica, in modo indipendente. Dalla sua produzione emergono due elementi, apparentemente in antitesi fra loro: la componente figurativa e la componente astratta. Si tratta di due espressioni artistiche differenti, accomunate da un solo filo conduttore la sensibilità per la natura e per l’uomo. Alberto Meli condivise i suoi interessi artistici con la moglie Ester Gaini, che dopo essersi diplomata all'Accademia Carrara praticò l' insegnamento presso la Scuola di pittura di Locarno dal 1955 al1965. Dal figurativo passò, dopo la morte del marito, all'astrazione. Una sala del museo Meli è dedicata alle sue opere.                      

Ulteriori Immagini

1°Sala
1°Sala

Particolare della prima sala del museo nella quale si può osservare un esposizione del Cristo crocifisso declinato secondo varie tipologie di rappresentazione.
Infatti esso è presente come scultura lignea, in marmo ed anche in bassorilievo su tavolette in legno, appare stilizzato, ridotto a forme essenziali di energica espressività.

Genesi 1980-1985 scultura lignea
Genesi 1980-1985 scultura lignea

La scultura lignea è solamente una delle tante interpretazioni del tema della genesi affrontate dall'artista.
Meli rappresentò la nascita degli esseri viventi facendo riferimento, da una parte a teorie scientifiche e dall'altra ad assiomi di carattere religioso.

Il Vignarolo 1953-1954  scultura bronzea
Il Vignarolo 1953-1954 scultura bronzea

Il coltivatore della vigna è un giovinetto che tiene in una mano l'arnese del suo lavoro e con l'altra stringe tralci di vite appena potata.
Il ragazzino per la cura dei dettagli, la sinuosità del corpo, la tunica lievemente drappeggiata ricorda la statuaria classica mentre le cesoie e la vite sono attributi che qualificano il suo operato e che restituiscono un' immagine della civiltà contadina.

Il serpaio  1958-1960  scultura bronzea
Il serpaio 1958-1960 scultura bronzea

Il cacciatore di serpenti è un giovane ragazzino, questa volta completamente nudo e stringe nella mano destra un serpente.
Inconsueta e particolare è la posizione in cui Meli lo rappresenta dotandolo di forte realismo.

Cavallo 1958-1962 scultura lignea
Cavallo 1958-1962 scultura lignea

Il cavallo si protrae in avanti mettendo in evidenza la tensione delle sue membra: dinamicità, il gioco fra pieni e vuoti, l' essenzialità sono le caratteristiche di quest'opera.


Ratto delle Sabine  1958-1962  scultura lignea
Ratto delle Sabine 1958-1962 scultura lignea

Scultura dalle forme plastiche essenziali. Evidente è l'influenza delle opere dell'artista avanguardista Arp.

Biografia Alberto Meli nacque a Luzzana in provincia di Bergamo nel 1921 e presso lo studio dello scultore Remuzzi scopre i primi metodi di lavorazione dei materiali, in particolare la pietra e il marmo. Il busto autoritratto è una delle sue prime opere, realizzata quando si trova sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto si iscrive all’Accademia Carrara che frequenterà sotto la guida del maestro Achille Funi. Dal 1955 soggiorna a Locarno in Svizzera entrando in contatto con numerosi artisti avanguardisti come Fischer, Richter, Beninger, Bill, Probst e Arp. Nel 1966 rientra a Luzzana continuando a realizzare opere attraverso la sperimentazione di materiali diversi fino al 2003 anno della sua scomparsa e anno di costituzione del museo a lui intitolato.



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