GIORGIO DE CHIRICO


GIORGIO DE CHIRICO
  • Data15-09-2014
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DA ARTISTA METAFISICO A PICTOR CLASSICUS

Giorgio De Chirico fu il principale esponente della pittura metafisica insieme a C. Carrà e Giorgio Morandi. Nel 1910 dipinse la sua prima opera metafisica intitolata Enigma di un pomeriggio d' autunno che aprì la stagione di una tendenza pittorica "singolare" per l' epoca, perché priva di un manifesto programmatico dei propri principi estetici e per la rottura che quest' ultimi provocarono, da un punto di vista formale, attuando un recupero della tradizione del passato.
In contrapposizione ai linguaggi internazionali delle avanguardie, De Chirico intendeva rivalutare la storia dell'arte italiana che a suo avviso era stata completamente dimenticata a favore di sperimentalismi linguistici attuati dai movimenti artistici del periodo, come ad esempio il cubismo, futurismo, surrealismo . La sua arte era molto diversa: Nei suoi dipinti vi era una totale assenza della figura umana se non sotto forma di statua o manichino, egli creava immagini con un senso di distacco dalla realtà, trasmettendo stati d' animo malinconici, onirici.
I Dioscuri, Ettore e Andromaca e le Muse furono temi ricorrenti nella sua pittura, a dimostrazione di una cultura fondata sulla passione per la mitologia greca: egli vedeva nella grecità, il luogo in cui si erano rese manifeste le più importanti tematiche riguardanti l' uomo.  
Nelle Piazze d' Italia, soggetto spesso affrontato dall' artista, le arcate in prospettiva, a volte con punti di fuga prospettici incongruenti, svolgevano solamente la funzione di quinte architettoniche; lo spazio era vuoto o talvolta si potevano ritrovare oggetti quotidiani che decontestualizzati creavano un effetto enigmatico e suggestivo. L'alienazione. la solitudine dell' uomo contemporaneo all' interno della civiltà moderna e un senso di sfiducia nei confronti di quest' ultima erano i principali messaggi che egli voleva trasmettere. Alla visione di queste opere l' osservatore si discosta dalla realtà conoscendo l'aspetto più profondo, intrinseco di ogni cosa. 
De Chirico stendeva sulla tela campiture di colore piatto, creando effetti di luce molto brillante che generavano ombre marcate e, a proposito della sua tecnica egli disse: "Per le emulsioni e il mio olio emplastico, che possano dare alla materia della mia pittura sempre maggiore trasparenza e densità, sempre maggiore splendore e fluidità, io mi perdo in sogni bizzarri  davanti allo spettacolo della mia pittura e mi sprofondo in riflessioni sulla scienza della pittura e sul grande mistero dell' arte."
Per il pittore l' arte era qualcosa di imperscrutabile, come le sue scene dipinte che si svolgevano fuori dal tempo, in una dimensione appunto "metafisica" che può essere compresa solamente attraverso la filosofia, infatti  numerosi sono i riferimenti agli scritti del filosofo tedesco Nietzsche. Aspetti quali la rivalutazione dell' immaginario, il  distacco dalla logica  potevano in un certo qual modo, avvicinarlo ai surrealisti ma, il ritorno al passato così fortemente sentito dall'artista non poteva accordarsi con chi voleva programmaticamente distruggerlo. Infatti, intorno alla metà degli anni venti, al suo  secondo ritorno a Parigi l' artista trovò una forte opposizione nei suoi confronti da parte del gruppo surrealista: si verificò un contrasto estetico che portò ad una rottura definitiva.
Già qualche anno prima, e precisamente nel 1918, De Chirico iniziò insieme al fratello e C. Carrà ,una collaborazione con la rivista di M. Broglio Valori Plastici che propugnava un ritorno alle origini della pittura figurativa italiana: questa fu una fondamentale esperienza che lo portò progressivamente a chiudere la stagione metafisica diventando "pictor classicus" volgendo la sua attenzione  verso lo studio del passato.
A questo periodo appartengono le copie dei grandi artisti del passato come Michelangelo, Lotto e Tiziano, per menzionarne alcuni, riferimenti archeologici e citazioni dall' antico. Anche il suo modo di  dipingere cambia, a favore di una pittura più velata e leggera ricorrendo all' utilizzo della tempera per le sue composizioni.
Filosofi, archeologi, gladiatori, cavalli e trofei sono soggetti caratterizzanti l'ultima produzione dell' artista insieme a repliche di dipinti metafisici, questa volta privi del loro significato originario, realizzati con sentimento giocoso e divertito.



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