Giorgio Oprandi Lo sguardo del viaggiatore


Giorgio Oprandi Lo sguardo del viaggiatore
  • Data20-08-2018
  • Categoria
  • LocalitàAccademia Tadini, Lovere

L’Accademia di Belle Arti Tadini di Lovere fino al 9 settembre 2018 dedica all’artista loverese Giorgio Oprandi la mostra dal titolo Giorgio Oprandi. Lo sguardo del viaggiatore.
L’iniziativa a cura di Silvia Capponi e Marco Albertario è realizzata in collaborazione con il Comune di Lovere, lo Studio d’Arte S.Tomaso e la Quadreria dell’800 di Milano.


A bordo della sua Fiat 503, una casa – atelier viaggiante, Giorgio Oprandi ha percorso molta strada. I suoi viaggi iniziarono nel 1924 alla volta dell'Algeria e in seguito furono compiuti a più riprese portandolo in Africa, Medio Oriente e Albania. Le colonie italiane in Africa costituirono le tappe più importanti del suo itinerario artistico che spesso sconfinò oltre i luoghi comunemente conosciuti.
Ecco che, prima di addentrarsi in questi nuovi ambienti, ricchi di suggestione e fascino la cruda realtà della guerra lo portò a confrontarsi con altri luoghi certamente meno rassicuranti troncando inaspettatamente la sua formazione artistica.

La formazione 1901-1915

Il racconto dell'artista viaggiatore Oprandi parte proprio da qui, dai primi anni della sua formazione. Dagli studi presso l'Accademia Tadini di Lovere, (1894-1897) ai disegni per l'Accademia Carrara di Bergamo (1901-1907), i suoi primi anni furono principalmente delineati da opere grafiche come il Ritratto di Costanza Bondurri (fig 1) realizzato a pastello e da dipinti come La Primavera (fig 2) uno splendido ritratto femminile dalla delicata cromia.  

Fig1Ritratto di Costanza Bondurri
Fig1Ritratto di Costanza Bondurri

Pastello su cartone

Fig2 La primavera
Fig2 La primavera

Olio su tavola

La grande guerra

Dal 1916 al 1921 Oprandi si impegnò al fronte. La sua esperienza bellica è raccontata da una serie di dipinti come L'Adamello del 1916 (fig 3) La battaglia bianca del 1917 (fig 4) e Paesaggio con soldati del 1916 (fig 5) un dipinto di grande effetto: Il candore diffuso crea un paesaggio quasi lunare nel quale una fila di soldati in marcia, dall'aspetto minuto a confronto della maestosità della montagna richiama la fragile condizione umana dei combattenti in guerra.
In quest'opera vi è l'idea romantica della natura, la quale è intesa come qualcosa di inarrivabile per bellezza e vastità di fronte alla quale l'uomo può solo inchinarsi.


Fig3 L'Adamello 1916
Fig3 L'Adamello 1916

Olio su tavola

Fig4 La Battaglia Bianca (Adamello) 1917
Fig4 La Battaglia Bianca (Adamello) 1917

Olio su tela

Fig5 Paesaggio con soldati 1916
Fig5 Paesaggio con soldati 1916

Olio su tavola

I rimasti (fig 6) del 1918-1919 è un dipinto in cui l'ambientazione spoglia suggerisce la misera vita condotta da donne e bambini che attendono con ansia, con un velo di paura sul volto, il ritorno a casa dei propri cari e la fine della guerra.
Al termine del conflitto mondiale l'artista iniziò a partecipare alle prime mostre personali la prima organizzata a Milano presso la Galleria Pesaro. Appartiene a questo periodo l'opera La Primula del 1920 (fig 7), un ritratto dai toni sfumati di giallo dorato impalpabili e leggeri.    

Fig6 I rimasti
Fig6 I rimasti

Olio su tela

Fig7 La Primula 1920
Fig7 La Primula 1920

Olio su tela

Il racconto dell'Africa

 Alla fine del 1923 Oprandi si recò in Algeria inaugurando così un lungo periodo, che durò circa quindici anni, di itinerari avventurosi che lo portarono a documentare con entusiasmo e ammirazione  paesaggi desertici e luoghi abitati dei Balcani. L'artista catturò gli scorci, le vedute particolari, sguardi e costumi di uomini e donne che incontrò, immortalandoli nelle sue tele. La mostra propone dipinti come Fanciulle algerine (fig 8) del 1924 oppure Nudo africano del 1926-1927 (fig 9) nel quale è presente l'influsso della pittura orientalista, dove il gusto per l'esotico si accompagna ad una sensualità esplicita. 

Fig8 Fanciulle Algerine 1924
Fig8 Fanciulle Algerine 1924

Olio su tela

Fig9 Nudo africano 1926-1927
Fig9 Nudo africano 1926-1927

Olio su tela applicata su tavola

L'Ebrea del Garian del 1930 (fig 10) è un ritratto di donna libica in cui l'artista abbandona le suggestioni esotiche a favore di una maggiore introspezione del personaggio. Un dipinto a mio avviso esaltato dalla scelta cromatica, in contrasto con lo sfondo, dell'azzurro per il copricapo e per gli occhi di intensa profondità.
In alcune opere l'artista documenta momenti di vita sociale come in Eritrea. Bivacco dopo il lavoro nella foresta (fig 11) oppure Mercato di frutta a Tripoli (fig 12) 

Fig10 Ebrea del Garian 1930
Fig10 Ebrea del Garian 1930

Olio su tela

Fig11 Eritrea. Bivacco dopo il lavoro nella foresta
Fig11 Eritrea. Bivacco dopo il lavoro nella foresta

Olio su tavola

Fig12 Mercato di frutta a Tripoli
Fig12 Mercato di frutta a Tripoli

Olio su tavola

mentre distese desertiche sono protagoniste assolute di tele come Silenzio. Tessennei del 1926-1927, (fig 13) Verso Cassala (fig 14) e Per la Cirenaica (fig 15).

Fig13 Silenzio. Tessennei 1926-1927
Fig13 Silenzio. Tessennei 1926-1927

Olio su tavola

Fig14 Verso Cassala 1826-1827
Fig14 Verso Cassala 1826-1827

Olio su tela applicato su tavola

Fig15 Per la Cirenaica
Fig15 Per la Cirenaica

Olio su tela

Anche gli scorci caratteristici di città libiche, tagli documentaristici di vita araba come quelli dei dipinti Una via a Derna (fig 16) oppure Una via a Gademes 1928-1929 (fig 17) rivestirono un forte interesse per l’artista. La mostra evidenzia come grazie al suo lavoro artistico svolto in Tripolitania, Cirenaica, Eritrea, Somalia, luoghi appartenenti all'Impero Coloniale Italiano e in Algeria, Tunisia, Egitto e Palestina; i possedimenti italiani iniziarono ad essere maggiormente conosciuti. La stampa, un mezzo di comunicazione propagandistico impiegato dal Fascismo al potere, diede risalto all'operato di Oprandi, come si può vedere in esposizione, ma l'artista espresse fin dall'inizio il suo distacco dal Regime Fascista.

Fig16 Una via a Derna
Fig16 Una via a Derna

Olio su tavola

Fig17 Una via a Gademes 1928-1929
Fig17 Una via a Gademes 1928-1929

Olio su tela

1940: viaggio in Albania

 Il viaggio in Albania compiuto nel 1940 rappresentó per Oprandi un'occasione per nuovi spunti di approfondimento di vedute cittadine come Moschea a Elbasan 1940-1941, (fig 18) Veduta di Berat (fig 19) e ritratti di abitanti locali. 

Fig18 Moschea a Elbasan 1940-1941
Fig18 Moschea a Elbasan 1940-1941

Olio su tavola

Fig19 Veduta di Berat 1940-1941
Fig19 Veduta di Berat 1940-1941

Olio su tavola

Il dipinto Costume albanese (fig 20) ritrae una giovane donna in abito tradizionale di colore rosso e nero con ricami in oro che lo impreziosiscono come in un altro significativo dipinto Fanciulla scutarina del 1940-1941. (fig 21). 

Fig20 Costume albanese
Fig20 Costume albanese

Olio su tela

Fig21 Fanciulla scutarina 1940-1941
Fig21 Fanciulla scutarina 1940-1941

Olio su compensato


Nei primi mesi del 1941 Giorgio Oprandi terminò il suo soggiorno nella Penisola Balcanica e fece ritorno in Italia. Da questo momento si stabilì a Bergamo dove un paio di anni prima in via Fara inaugurò la sua casa-studio in cui portò a compimento numerose vedute come i paesaggi innevati dell'opera Bergamo Alta dallo studio del pittore (fig 22) e Sant'Agostino (fig 23). Proprio alla pittura di paesaggio Oprandi dedicherà i suoi ultimi anni di attività. 

Fig22 Bergamo Alta dallo studio del pittore
Fig22 Bergamo Alta dallo studio del pittore

Olio su tavola

Fig23 Sant'Agostino
Fig23 Sant'Agostino

Olio su tela

Il ritorno a casa

L'ultima parte della mostra intitolata "ritorno a casa "è un ritorno definitivo a Lovere, suo paese natale e nei luoghi vicini a lui più cari.  Qui Oprandi ha modo di illustrare ambienti luminosi come Primavera a Bossico (fig 24) e Altopiano di Bossico (fig 25) 

Fig 24 Primavera a Bossico
Fig 24 Primavera a Bossico

Olio su tavola

Fig25 Altopiano di Bossico
Fig25 Altopiano di Bossico

Olio su tavola

che si alternano ai colori caldi di Betulle in autunno (fig 26). 

Fig26 Betulle in autunno
Fig26 Betulle in autunno

Olio su tavola

Cambiano i soggetti che fino a questo momento lo avevano accompagnato nel suo "peregrinare artistico" e cambia anche il suo modo di dipingere. Questo appare particolarmente evidente nelle opere eseguite dagli anni '50 in poi in cui la sua pennellata diventa veloce, spezzandosi in tratti brevi e più liberi.  L’autoritratto (fig 27) in esposizione eseguito nel 1960 c.a. è sintomatico della variazione del suo stile.  

Fig27 Autoritratto 1960 c.a.
Fig27 Autoritratto 1960 c.a.

Olio su tavola



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