LA NUOVA ACCADEMIA CARRARA


LA NUOVA ACCADEMIA CARRARA
  • Data10-06-2015
  • Categoria

UN GIOIELLO RITROVATO

E' magnifica, la nuova Carrara. Pinacoteca d'Arte antica tra le più importanti in Italia: un ricco patrimonio artistico riunito all'interno delle sue sale, che raccontano cinque secoli di arte italiana con qualche digressione oltralpe.
Il Conte Giacomo Carrara in primis, a seguire Guglielmo Lochis, Giovanni Morelli fino a giungere a Federico Zeri sono stati gli artefici, nel corso del tempo della costituzione di una collezione d'arte di fondamentale importanza per la città di Bergamo e l'Italia intera. I collezionisti, mossi principalmente da una passione per l'arte, seppero interpretare il gusto collezionistico dell'epoca, decisi a perpetrare testimonianze artistiche di così alto valore mediante le loro donazioni. 

Dopo sette anni di chiusura, l'Accademia Carrara il 23 aprile 2015 ha riaperto al pubblico, con un ordinamento dei dipinti completamente nuovo. Molte delle opere esposte, negli ultimi tempi, sono state oggetto di interventi di restauro finalizzati alla conservazione e fra queste possiamo ricordare il Ritratto di Giovane ed il Cristo in Pietà di Giovanni Bellini, Il S. Sebastiano di Raffaello, La Madonna con il Bambino di A.Mantegna.
Le circa 600 opere d'arte conservate ed esposte al pubblico seguono un criterio di allestimento che prevede il susseguirsi cronologico di dipinti dall'epoca tardogotica alla fine dell'800, mediante una suddivisione per generi pittorici ed aree geografiche della penisola. All'ingresso del  museo, a fare gli onori di casa vi è l'ideatore della raccolta d'arte e e della Scuola di Pittura, il Conte Giacomo Carrara ritratto in un busto scultoreo eseguito da Antonio Canova e probabilmente allievi nel 1804-1805.
Ventotto sale disposte su due piani raccolgono in una collezione permanente opere del tardo quattrocento, del primo rinascimento come quelle di Botticelli e Raffaello, del '500 in area padana con Mantegna passando per il Veneto con Giovanni Bellini, i ritratti di Moroni, le nature morte di Baschenis, la ritrattistica aristocratica di Frà Galgario. E che dire dei paesaggi e delle vedute settecentesche di Guardi, Canaletto e Bellotto, la pittura di storia di Francesco Hayez ed il paesaggio romantico ottocentesco?  

Al primo piano troviamo opere dal '400 al '500 mentre al secondo piano opere dal '500 all'800.
Nella prima sala dipinti del periodo tardogotico sono disposti a fila mentre dalla seconda sala fino alla fine del percorso, la collocazione delle opere segue un criterio tipicamente collezionistico che vuole le opere disposte su tutta la parete. Il ritratto di Leonello d'Este di Pisanello è la prima opera che incontriamo mentre con De Nittis e Pellizza da Volpedo termina il percorso di visita. Nel mezzo troviamo epoche diversificate di storia dell'arte espresse attraverso generi, stili e virtuosismi pittorici che rappresentano una geografia artistica varia e complessa.
La suddivisione in aree tematiche e per scuole pittoriche consente di approfondire vari aspetti, come ad esempio i generi pittorici oppure di concentrare l'attenzione su singoli artisti a cui sono dedicate interamente delle sale come nel caso di Lorenzo Lotto, Cariani e di Moroni. Lo spazio esclusivo riservato a questi artisti è un omaggio alla loro arte, di grande rilevanza nel panorama artistico. 
In particolare la produzione artistica di Lorenzo Lotto, senza nulla togliere agli altri artisti coevi presenti in esposizione, merita tutta la considerazione riservatagli, dopo i secoli in cui il suo linguaggio figurativo venne completamente ignorato da parte della critica moderna e scoperto in seguito solo nel secolo scorso. Interessanti sono le due sale destinate rispettivamente alla collezione di sculture donate dallo storico dell'arte Federico Zeri e la sala destinata alla bottega dei Fantoni, scultori bergamaschi che realizzarono mirabili opere lignee a soggetto sacro e mitologico.
Dalle opere di artisti noti al pubblico ai meno noti, indubbiamente la collezione della Carrara è un gioiello ritrovato di inestimabile valore artistico, storico e culturale. Esso ci permette di comprendere molteplici aspetti della nostra società come ad esempio  l'evoluzione del concetto di bellezza e del gusto estetico nel tempo  e l'influenza che sia forme politiche che religiose hanno avuto sugli artisti  i quali, a volte, sono riusciti a svincolarsi portando avanti la loro libertà espressiva.

Ulteriori Immagini

Madonna con il Bambino,  A. Mantegna
Madonna con il Bambino, A. Mantegna

1475 Tempera su tela (43x31 cm) 
Questo dipinto è collocato nella prima sala ed è stato restaurato da poco tempo. Realizzato a tempera, è molto fragile e necessita di un monitoraggio continuo.
Lo sguardo della Vergine è assente, probabilmente assorta in pensieri che riguardano il sacrificio per l'umanità al quale Cristo successivamente sarà chiamato.

Storie di Virginia, S.Botticelli
Storie di Virginia, S.Botticelli

1500-1504 Tempera su tavola (86x165 cm) 
Il dipinto venne realizzato a tempera su tavola, molto probabilmente per un arredo ligneo di una stanza matrimoniale.
La vicenda narrata fa riferimento alle storie di Virginia delle quali parla lo storico romano Tito Livio all'interno della sua opera Ab urbe condita, III che racconta della città di Roma.

Il Ridotto, P.Longhi
Il Ridotto, P.Longhi

1740 c.a. Olio su tela (61x49 cm)
Nel dipinto è rappresentata una scena di interni di una dimora veneziana con personaggi mascherati teatranti.
Longhi con minuzia di particolari riporta gli aspetti più caratteristici della Venezia dell'epoca: l'interesse per il divertimento, per l'effimero ed il lusso e gli intrighi amorosi.

S. Sebastiano, R.Sanzio
S. Sebastiano, R.Sanzio

1501-1502 Olio su tavola (43x 34 cm)
Il viso dalle linee morbide ed addolcite, riprende le fattezze dei personaggi di Perugino, suo maestro.
Il santo stringe nella mano la freccia, simbolo del suo martirio mentre alle sue spalle si può notare un paesaggio tipicamente umbro.

Ritratto di Lionello d'Este, Pisanello
Ritratto di Lionello d'Este, Pisanello

1441 Tempera su tavola (28x 19 cm)
L'opera è un ritratto di corte che fu commissionato da Leonello d'Este  all'artista e a Jacopo Bellini. Fu una sorta di concorso al quale parteciparono entrambi, vinse Bellini con un'opera andata perduta.
Pisanello nella realizzazione dell'opera si rifà alla medaglistica, impostando il volto del duca di profilo, attraverso un realismo fisionomico costruito mediante la linea.
I fiori sul fondo sono puramente decorativi.

I tre crocifissi, V.Foppa
I tre crocifissi, V.Foppa

1456 Tempera su tavola (68x38 cm)
L'opera segna una svolta dal periodo tardogotico a quello rinascimentale.
All'interno di un'architettura classica tipicamente mantegnesca, i personaggi appaiono umanizzati. In lontananza si scorge un paesaggio che si spinge in profondità grazie all'utilizzo della prospettiva matematica, una novità in quegli anni.

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